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La rivolta dei Cinque Stelle nel Lazio contro l’accordo “scellerato” con il Pd

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La rivolta mette insieme Albano e Ciampino, Colleferro e Segni, ma da molti Comuni del Lazio, consiglieri comunali e meetup cinque stelle si ribellano alla scelta “scellerata” dei consiglieri regionali di entrare nella maggioranza di Nicola Zingaretti. È l’apice di giorni di malumori esplosi nelle chat e negli incontri su zoom: il Movimento è ufficialmente parte del Governo del Lazio insieme al Pd e al centrosinistra, con la promozione di Valentina Corrado e Roberta Lombardi in Giunta.

L’annuncio di Zingaretti, tra la pressione della gestione dell’emergenza e lo shock delle sue dimissioni dalla guida del Pd nazionale, è arrivato al grido di “unità”, e del “bene comune”. La tesi del Presidente è che i punti di sintonia si possano trovare anche nelle diversità. Il programma di fine mandato è nato così su sostenibilità ambientale e sociale, e inutile dirlo, l’assessorato alla Transizione Ecologica che in mano alla Lombardi è il nuovo viatico a ogni livello per l’accordo con i cinque stelle.

Ma la base? E i quadri dirigenti? E i portavoce? Chi ha parlato con loro? Niente Rousseau, nemmeno un quiz veloce sui social, niente, l’epoca è cambiata. Così hanno preso carta e penna, in tanti e ora chiedono ai consiglieri regionali cinque stelle di dimettersi, li accusano di aver “tradito” i cittadini. Volano attacchi pesanti, nella lettera e fuori. A Guidonia Montecelio, terza città del Lazio e prima della provincia di Roma, i cinque stelle sono al timone del Palazzo con Michel Barbet. Nessuno ha fiatato sulla questione, tranne Claudio Caruso, unico firmatario del documento dei ribelli cinque stelle: “Ho sottoscritto insieme ad altri Portavoce della Regione Lazio il documento di contrarietà all’entrata nella Giunta di Zingaretti. Ora come non mai la democrazia diretta è stata cancellata; non ci hanno dato alcuna possibilità di scelta dopo una riunione fatta su Zoom con tutti i Portavoce del Lazio, da lì è uscito l’indirizzo di contrarietà ma eravamo convinti che si sarebbe votato sulla piattaforma ed invece no. Siamo stati inascoltati e usati per scopi poltronistici. Eravamo coloro contro ogni inciucio, invece abbiamo assistito a mesi di rodaggio di questa giunta per poi ritrovarci a fare il passo per cui i nostri elettori ci daranno la loro condanna. Non sono stato mai favorevole ad un Governo con il Pd, che detesto quasi quanto Forza Italia e Lega ma oggi mi accorgo che gli ideali non sono nulla dinnanzi ad una poltrona, stipendio e potere”. Il sentimento comune va da Ardea a Nettuno passando per Fonte Nuova, i cinque stelle dai territori avvertono: è il primo passo per lo sfaldamento del Movimento.

La lettera dei Cinque Stelle

“I sottoscrittori del presente documento, Consiglieri Comunali del MoVimento 5 Stelle del Lazio e gruppi territoriali aderenti, appresa la notizia, mai concordata coi territori, dell’entrata nella giunta Zingaretti nel Lazio dei portavoce regionali Valentina Corrado e Roberta Lombardi, sono ad esprimere il totale dissenso a questa operazione politica decisa da pochi e con pochi a discapito di tutti.

Non regge il teorema dei punti di programma da portare a compimento, motivo utilizzato per giustificare la scellerata decisione di lasciare l’opposizione per entrare nella maggioranza, che avrebbe avuto senso, non certo giustificazione, se posto all’inizio della consiliatura e non ora. L’opposizione è il ruolo assegnato dai cittadini alla candidata Presidente Roberta Lombardi e alla sua lista. Si governa quando si vince. Chi perde va in Opposizione da dove può svolgere il suo ruolo nel rispetto del mandato elettorale dei cittadini e del programma, ma soprattutto viene chiamato dalla Costituzione a svolgere il fondamentale ruolo di controllo spettante proprio alla Minoranza/Opposizione.

Ma improvvisamente per alcuni consiglieri regionali il ruolo di opposizione è divenuto stretto, fine a sé stesso e inutile, tanto da valutare la possibilità di passare in maggioranza con il PD, aspetto impensabile solo qualche mese fa. I nostri portavoce regionali forse hanno dimenticato che il 90% dei consiglieri comunali e il 100% dei consiglieri regionali del M5S in tutta Italia, si trovano in opposizione grazie a campagne elettorali disorganizzate e spesso ad personam e a un’organizzazione interna del MoVimento che non accenna a migliorare nonostante gli Stati Generali abbiano dato precise indicazioni finora disattese. Quel ruolo di opposizione che svolgiamo dunque giornalmente sui territori con disciplina e onore, così come previsto dalla Carta Costituzionale, a cui aggiungiamo enorme fatica, studio e dedizione gratuita per dare credibilità alla nostra azione ma soprattutto a quella dell’intero MoVimento. Laddove invece il Movimento è governo cittadino, come a Roma, ha avuto il consenso popolare nelle urne elettorali e non per giochi di palazzo.

Non possiamo dimenticare le vostre sacrosante battaglie contro i vitalizi regionali, la pessima gestione rifiuti, il poltronificio delle partecipate, lo sfascio della sanità, gli esposti e le denunce contro l’Amministrazione Zingaretti, tutti temi ancora attuali, e con ripercussioni sui nostri territori. Ora l’entrata nella giunta Pd rappresenta un’incoerenza con queste battaglie e il tradimento di tutti quei cittadini che ci hanno dato il loro voto, la fine di un’opposizione sempre vigile e propositiva, la perdita della credibilità per i territori dove noi mettiamo la faccia tutti i giorni e l’ambigua posizione di controllori e controllati.

Non è ancora chiara e definita la strada che sta per intraprendere il MoVimento 5 Stelle, ma una cosa la sappiamo di certo, il rispetto dei ruoli e dell’azione politica sarà la nostra dote per il futuro, che sia da soli o in coalizioni lo decideranno gli iscritti tutti, nel frattempo la vostra decisione ha sdoganato il “tana libera tutti” anche per il ruolo dei consiglieri comunali, d’ora in poi liberi di scorrazzare nelle praterie delle maggioranze locali a caccia di assessorati al grido di «programma o morte!».

Abbiate adesso almeno la decenza di dimettervi dal ruolo di consiglieri regionali, qualora fosse rimasto ancora un briciolo di quei valori fondanti del movimento, come ad esempio il netto rifiuto del doppio ruolo, seppur permesso nella legislazione della Regione Lazio.

Diversamente dovrete assumervi la responsabilità dell’ulteriore disgregazione e abbandono dei territori, per cui ponetevi innanzitutto la domanda: a chi giova?”.

I firmatari

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