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Point Notizie > Blog > Culture > Musica e Arte > Come ti senti adesso? Viaggio nella musica indipendente: Andrea Gioia
Musica e Arte

Come ti senti adesso? Viaggio nella musica indipendente: Andrea Gioia

Alessandra Paparelli
Last updated: 2020/10/09 at 8:10 AM
By Alessandra Paparelli Published Ottobre 9, 2020
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Intervista a Andrea Gioia, cantautore e musicista indipendente. Nato e cresciuto a Villa Adriana, Tivoli, vive ora a Orvieto.

Vogliamo che tu ti faccia conoscere anche dai nostri lettori. Partiamo dal tuo ultimo singolo “Come ti senti adesso?”. Come nasce e cosa rappresenta il tuo singolo?
In questo pezzo, che per me rappresenta una liberazione, il mio grido di stanchezza, ho immaginato per un attimo di rivolgermi a tutti coloro che, volenti o nolenti, sono in grado di suscitare o di perpetrare una dialettica perversa e anche degenerata, capace di alimentare molte forme di odio represso e che ultimamente appaiono sdoganate più o meno impunemente. Fondamentalmente io ce l’ho con i “cattivi maestri”, infatti il mio pensiero è proprio questo: siamo in balia di “cattivi maestri” – sui social, sui media, in televisione, nella politica – in nome dei quali molte persone si abbandonano al razzismo più ignobile, all’omofobia, a pensieri divisivi e non inclusivi, attraverso una violenza verbale cinica e aggressiva che difficilmente viene rinnegata da coloro che hanno contribuito ad alimentarla, involontariamente o volontariamente. Ed è questo il punto: alcuni personaggi – che sono gli interlocutori della mia canzone – sono responsabili di alcuni comportamenti che coinvolgono tutti noi.

Cosa vorresti chiedere a queste persone e soprattutto, chi sono i cattivi maestri oggi?
A queste persone o personaggi che difficilmente poi prendono le distanze da ciò che hanno alimentato, a tutti loro vorrei chiedere come si sentano dopo aver “premuto sull’acceleratore” in questo modo. Ma davvero stanno bene, si sentono bene, sono realizzati e in pace con se stessi? È questo il consenso che cercavano dalle persone? Tu, politico che hai fomentato odio, “come ti senti adesso?”.

Umberto Eco nel 2015, ricevendo l’ennesima laurea honoris causa, disse “i social danno diritto di parola a legioni di imbecilli”, sei d’accordo? Prima c’era solo il bar, ora tutti su Facebook hanno cinque minuti di popolarità al giorno scrivendo insulti o pubblicando fake news, senza nessuna competenza.
Umberto Eco diceva anche che ci sarebbe stata “la democrazia degli incapaci”, lo sdoganamento di qualsiasi atteggiamento possibile, tra cui anche l’odio. I social sono come un mezzo di trasporto: un furgone guidato da un ubriaco o un’ambulanza che corre per salvare delle persone, facendo del bene: questa frase è di un mio amico e la faccio ora mia per descrivere l’uso dei vari social e provare a riflettere. Il social è un mezzo, bisogna vedere come lo si usa e andrebbe certamente usato in modo ponderato.

Il brano “Come ti senti adesso” lo accompagni con un video: come lo hai pensato per affiancarlo alla tua canzone? Dove lo hai girato?
Questo video è stato scritto, diretto ed eseguito dal produttore del brano, Mattia Del Forno. E’ un video in piano sequenza girato a Villa Adriana, nel luogo dove sono cresciuto e dove ho vissuto vent’anni. Un posto molto affascinante, nello stesso tempo pittoresco e caratteristico, pieno di umanità che vorrebbe emergere. Nel suo “degrado”, ha dentro tanta bellezza che vorrebbe uscire allo scoperto. E’ stata una scelta di cuore, decidere di girare il video in quel luogo. Un luogo fortemente simbolico.

In quanto tempo hai scritto questo brano e in quale orario della giornata preferisci scrivere, trovare l’ispirazione?
Ho scritto il brano durante la quarantena, soffermandomi molto in quel periodo sui social. Leggendo i giornali, guardando la tv, osservando i social ho notato sempre più un linguaggio che ho iniziato a detestare; una vera istigazione all’odio, sapendo bene che non è involontaria. Nel brano non faccio nomi o cognomi, mi limito ad osservare. Scrivo fondamentalmente di notte, non perché sia più poetico ma per il silenzio, nella mia saletta d’incisione dove passo le notti cercando di fare il mio lavoro nel modo migliore possibile. Testi e musica sono miei, in collaborazione sempre con Mattia Del Forno che è il mio produttore, parte attiva nella scrittura. Potremmo quasi essere un binomio tipo Battisti-Mogol! Un binomio di amicizia e di lavoro.

Cosa rappresenta la musica per te e quali gli artisti di riferimento? Hai una etichetta indipendente?
L’etichetta che ha pubblicato il brano si chiama Coffe Records Label, etichetta indipendente di Mattia Del Forno; la musica per me rappresenta un bellissimo passatempo quando la ascolto, grazie ai miei genitori ho in casa vinili di gruppi e musica bellissima. Tra i vinili che mi ha lasciato mio padre c’è molto prog, rock ed io già in adolescenza ascoltavo progressive rock; attualmente sono affascinato dal cantautorato indipendente, la scuola romana, come Roberto Angelini, Niccolò Fabi e altri artisti di questo circuito.

Come ultima domanda vorrei ricordare i tanti artisti a cui hai aperto i concerti: Roberto Angelini, Leo Pari, Molteni, Filippo Gatti, Mauro Pagani, Diodato e Ron. Ci regali un pensiero su Ron?
Sono tutte persone molto carine, artisti che mi hanno dato la possibilità di suonare con loro aprendo i loro concerti, aprendomi spazi. L’esperienza con Ron è quella più consolidata perché si è ripetuta nel tempo, aprendo almeno quindici date. Ero il gruppo spalla di Ron e Mattia Del Forno, mio produttore, era anche suo musicista. Ron è un artista incredibile, basta chitarra e voce e ti stende con l’emozione. Non ha bisogno di sovrastrutture, potrebbe fare benissimo una tournè da solo, chitarra e voce o pianoforte e voce, esattamente come Neil Young, lasciandoci senza fiato. Attualmente, tra i cantautori storici come Venditti o De Gregori, è il top.

Emergenza Covid: in questo momento di difficoltà per la musica e i live, come per tutte le arti e lo spettacolo, cosa ti senti di dire ai big della musica? Potrebbero sostenere maggiormente il panorama indipendente ed emergente? Cosa ti piacerebbe facessero?
Mi piacerebbe che i big avessero una “mission”: ogni giorno sulle loro pagine, seguite da centinaia di migliaia di followers, presentare un video di un cantante indipendente o emergente, dandogli una mano. Ecco, ho un sogno: i grandi artisti potrebbero aiutare gli emergenti in questo modo.

 

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Alessandra Paparelli Ottobre 9, 2020 Ottobre 9, 2020
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By Alessandra Paparelli
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Speaker e conduttrice radiofonica a Radio Roma 104.0 FM. Conduttrice a Radio Città Aperta con Parole e Voci. Scrive per le riviste Sogno e Confidenze, Tuttorock partner TIMGate/TIMMusic e libri musicali su Spettacolo News. Cura una rubrica su Point

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