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Si può pensare Roma a misura di bicicletta?

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Ascoltando in giro e leggendo anche il parere di alcune associazioni ciclistiche romane, Roma sembra migliorata sensibilmente negli ultimi mesi e anni, a livello di mobilità con la bici. Il pensare a “due ruote” inizia a farsi strada. 

Pur con tutte le difficoltà che una grande metropoli come la Capitale pone. Decine di chilometri di piste ciclabili sono spuntate a Roma, per l’esattezza 150 km di ciclabili: a volte magari confusamente o con eccessiva rapidità – in varie zone della Capitale – rendendo la circolazione in alcuni casi anche più fluida. 

Si era già notata molta voglia di due ruote con il primo lockdown di marzo e aprile 2020, si era resa successivamente evidente questa necessità e volontà di poter usare la bicicletta nella nostra città.

La domanda è però topica: Roma è una città sicura per le 2 ruote, si può pensare davvero ad una Capitale a misura di bici?

A dare un impulso forse decisivo alla mobilità ciclabile romana è stata – come accennavamo – proprio la pandemia, con un piano straordinario promosso dall’amministrazione Capitolina. Occorre però prima di tutto, fare chiarezza su cosa sia la bici e il ciclismo, nobile sport che non si pratica soltanto quando si indossa una maglia rosa nel Giro d’Italia o si va a fare un pic-nic. Nelle capitali europee, andare a lavorare in bici è una certezza, una costante. 

A Roma il ciclista deve fare molta attenzione. Il ciclisa romano deve sapere che sta pedalando in una città i cui abitanti – spesso – ignorano l’esistenza delle bici e credono che queste strane piste siano state fatte dagli antichi romani per le bighe. E le ciclabili non vanno usate per pattinare, per camminare in coppia romanticamente o portare i bambini nel passeggino, portare i cani a fare pipì. 

Scherziamo, naturalmente. Il problema è molto più complesso e complicato. 

A Milano, per esempio, è boom di richiesta di immobili vicino alle piste ciclabili, la tendenza cambia e la presenza di piste ciclabili influisce positivamente sul mercato immobiliare. Un trend rafforzato, anche in seguito alle nuove dinamiche innescate dalla pandemia e dall’emergenza sanitaria. 

Estensione piste ciclabili e rete parcheggio biciclette

Il Piano straordinario di Roma, approvato più di un anno fa che prevede 150 km di percorsi ciclabili transitori (modificabili in un futuro, l’obiettivo era di arrivare a 500 km) non sembra sempre avere una precisa direzione, si percepisce ancora una certa “improvvisazione”, anche se con molta buona volontà di cambiamento in tal senso; ciclabili terminanti male, piste non collegate tra di loro, manutenzione sempre da effettuare. E a volte, troppo spesso, forse la sola “linea bianca” sull’asfalto che determina una ciclabile non basta, può essere percepita di fatto come “pericolosa”.  Non basta tutto questo ma è certo meglio di niente, è comunque un segnale importante che indica alle nuove amministrazioni future e prossime (Roma vota il 2 e 3 ottobre prossimi) la linea da seguire e la volontà di tanti cittadini, divenuti numerosissimi aspiranti ciclisti, desiderosi di poter pensare ad una nuova mobilità fatta con la bicicletta. Sempre più numerosi sono infatti cittadine e cittadini che amano andare in bici al lavoro e non vogliono relegare la bicicletta alla classica gita fuori porta. Si è infatti assistito a un crescente interesse per i mezzi di trasporto più sostenibili: bici semplici o a pedalata assistita (bici elettrica) e monopattini elettrici (le polemiche qui, sono tante). 

Questi tipi di pista ciclabile, quelle disegnate sull’asfalto, rispondono a una nuova idea (almeno qui nella Capitale) di ciclabilità, ossia l’idea e la progettualità per cui le biciclette si integrano con gli altri mezzi di trasporto urbano e non sono, come nel caso di piste ciclabili completamente separate dalla carreggiata, un qualcosa di diverso o di altro. Bisogna però educare gli automobilisti, informare adeguatamente la cittadinanza, guardare e lavorare con lungimiranza per ottenere un cambiamento: 

La vita dei ciclisti e di tutti quelli che aspirano a lasciare parcheggiata l’auto e andare in bici al lavoro non l’ha cambiata  soltanto la presenza della ciclabile. O meglio, la vita dei ciclisti è cambiata o sta cambiando perché sono molti di più, è sempre maggiore il numero degli amanti della bici in città e quindi la relativa richiesta di ciclabile. 

Affollando le strade, essendo numerosi e in tanti (questo accade anche a chi vi scrive) la percezione del pericolo e il non sentirsi “isolati” e “diversi”, cambia completamente. Banalmente è proprio vero: l’unione fa la forza. In gruppo ci si sente una forza, una realtà e non una minoranza. Personalmente, provengo da una famiglia di ciclisti, con genitori amanti della bicicletta, ed ho iniziato ad andare in bicicletta a Roma 40 anni fa e non solo nel centro storico. Ci capitava di non incontrare quasi nessuno (a meno che non fossimo sulla terrazza del Pincio o a Villa Borghese) e l’utilizzo della bici era limitato alla gita domenicale dei prati del Tuscolo, della campagna, del lungomare laziale (neanche sempre). 

L’inversione di tendenza è di questi ultimi anni: osserviamo un maggiore traffico ciclabile, inclusi riders e corrieri e inoltre dal bonus bici in poi il numero di biciclette è aumentato in maniera esponenziale. La speranza è una presa di coscienza civica, una crescente consapevolezza e riflessione di quanto l’inquinamento prodotto da combustibili fossili sia diventato un problema gravissimo, per l’ambiente. Per esempio, guardando al nostro Paese, i lavori per creare o potenziare le ciclabili previsti in tante Regioni italiane dove le piste sono meno curate o potenziate potrebbero rappresentare un interessante volano per il turismo e per il mercato della casa-vacanza. Nelle grandi città e in tanti capoluoghi di provincia si sta lavorando per migliorare i tracciati esistenti e per crearne di nuovi, sulla scia proprio del nuovo trend.

Le piste ciclabili, tema di campagna elettorale:  una vittoria per uscire dall’invisibilità? Un modo nuovo per ripensare al traffico urbano? Una progettualità ecosostenibile?

I candidati Sindaci di Roma si muovono in tal senso e ne parlano

Virginia Raggi, Sindaca uscente e ricandidata: propone l’istituzione di un Ufficio Biciclette e Mobilità Attiva. Rivendica la creazione delle piste ciclabili e ricorda alla stampa che “ne verranno realizzate altre e quelle esistenti verranno implementate”. Rivendica inoltre l’aver creato una app specifica “Roma corre in bici” e di aver aumentato il bike sharing.

Enrico Michetti, candidato del centrodestra, ha riferito in alcune interviste l’intenzione di rimuovere quelle che intralciano il traffico “via quelle ideologiche”, schierandosi di fatto contro parte delle ciclabili volute dalla Sindaca Raggi, mentre, testuale “altre ciclabili saranno realizzate nei tratti paesaggistici dove non creano pericoli all’incolumità dei cittadini”. Un’idea di bici, questa, come mezzo per le gite della domenica più che di trasporto quotidiano. Rivedere le piste ciclabili, dunque. Mentre Andrea Bernaudo, liberista candidato Sindaco “Le piste ciclabili sono una bella cosa ma servono marciapiedi larghi, corsie aggiuntive a strade adeguate, un perfetto servizio pubblico del trasporto e una rete di parcheggi per chi si sposta per la città”. 

Roberto Gualtieri, candidato del Partito Democratico “Roma deve essere inclusiva e sostenibile. La città dei 15 minuti, fare di Roma una città policentrica e sostenibile, con servizi di prossimità in ogni quartiere e trasporti efficienti”. E ancora “Quindici minuti deve essere il tempo massimo per poter raggiungere a piedi o in bicicletta la scuola, l’ospedale, un centro culturale, il luogo per praticare sport” e infine Carlo Calenda che punta maggiormente ad una riqualificazione zona per zona “Occorre intervenire in ogni quartiere per trasformarlo in una micro-città a misura di cittadino, ripensando ad una viabilità sostenibile”.  Registriamo anche alcune polemiche su una proposta di pista ciclabile a Roma Nord (zona che ha sicuramente pone criticità) polemiche politiche sulla pericolosità delle ciclabili (una nota di Fratelli d’Italia in tal senso) ma anche “social” che sembrano considerare le piste ciclabili come il più grande pericolo per la città di Roma e per la sua viabilità. Polemiche, auspici, desideri: sicuramente Roma va ripensata con una lungimiranza futura e adeguata agli anni che passano e si evolvono, ai cambiamenti ed al senso civico che dovrebbe essere tessuto connettivo di ogni cittadino e cittadina, perché lo Stato siamo tutti, siamo anche noi. Recentemente anche Il Foglio e il Corriere della Sera sembrano, in maniera concorde, pensare che “Roma non sia Parma o Ferrara e neanche Riccione” e che la mobilità ciclistica possa andar bene soltanto all’interno di un singolo quartiere e che appaia “utopistico” ripensare ad una mobilità differente, ad “una modalità davvero alternativa di spostamento”. Occorre, pensiamo, lavorare proprio su questa mobilità.  Il “Messaggero”, storico quotidiano della Capitale, ha recentemente offerto ai suoi lettori una mappa delle piste ciclabili cittadine con grande attenzione verso questa tematica. 

Favorevole alle piste ciclabili è Valerio Novelli, Consigliere Regionale Lazio, Presidente VIII Commissione Ambiente e Agricoltura del Lazio “Oggi le piste ciclabili sono al centro della nuova transizione ecologica, con un nuovo mood di mobilità, all’interno delle nuove smart city; il PNR (Piano Nazionale di Riforme) si spenderà molto su questo tema: l’abbattimento delle polveri sottili passa anche attraverso non solo una gestione corretta dei rifiuti ma anche di un nuovo modo di vivere la città e la mobilità. Usare meno la macchina significa salvaguardare l’ambiente e dare un piccolo ma importante contributo alla salubrità del nostro pianeta”.

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