La mostra “Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo” ha superato i 6.000 visitatori nel primo mese di apertura allo Spazio Gerra di Reggio Emilia. Un risultato che conferma l’interesse del pubblico per uno dei nomi centrali della canzone d’autore italiana e per un progetto che mette al centro il rapporto tra musica, parola e memoria.
Visitabile fino al 18 ottobre 2026 con ingresso gratuito, l’esposizione rende omaggio a Francesco Guccini attraverso un percorso che attraversa la sua produzione musicale e letteraria, ma anche il suo immaginario più profondo: il tempo, le radici, la cultura popolare, l’Appennino, la storia personale e collettiva.
Una mostra su Francesco Guccini tra musica, parole e memoria
Il titolo della mostra nasce dal verso “Canterò soltanto il tempo”, tratto da Il tema, brano del 1970. Una scelta che racchiude uno dei nuclei più riconoscibili della poetica di Guccini: il tempo che passa, la memoria che resta, la parola come strumento per raccontare la vita.
Il progetto espositivo nasce da una serie di incontri realizzati nell’arco di due anni con Francesco Guccini. Durante questi dialoghi, il cantautore ha condiviso ricordi, riflessioni e aneddoti legati alla sua produzione artistica, musicale e letteraria.
Da questo lavoro prende forma una mostra che restituisce un ritratto intimo e pubblico di Guccini: cantante, scrittore, narratore e figura culturale di riferimento per generazioni diverse.
Il percorso allo Spazio Gerra di Reggio Emilia
La mostra si sviluppa sui quattro piani dello Spazio Gerra, per circa 350 metri quadrati, ed è articolata in nove gruppi tematici costruiti attorno a nove canzoni.
Il percorso unisce materiali d’archivio, fotografie, oggetti originali e riproduzioni a nuove opere di illustratori e fotografi. Le creazioni dialogano con i testi e con le principali fonti d’ispirazione dell’universo gucciniano: letteratura, cultura popolare, illustrazione, storia e radici.
Tra gli artisti coinvolti ci sono Maurizio Mantovi, con un tributo ispirato al primo album Folk Beat n. 1; Silvano Scolari, che rilegge Libera nos domine; Veronica Ruffato, con un lavoro dedicato a Van Loon; Gianmario Taurisano, che trasforma La canzone della bambina portoghese in racconto grafico; Arianna Lerussi, impegnata su Vorrei; e Simona Costanzo, che parte da Incontro per dare vita a figure oniriche realizzate con sacchetti di pane.
Alla parte illustrata si aggiungono due nuove produzioni fotografiche: “Pavana e ricordi” di Paolo Simonazzi, dedicata ai luoghi dell’immaginario gucciniano tra Bologna e l’Appennino, e “Zeitraum” di Kai-Uwe Schulte-Bunert, riflessione visiva sul tempo e sul carattere frammentario della memoria.
La cassetta della posta dei visitatori
Uno degli elementi più partecipati della mostra è la speciale “cassetta della posta” allestita all’uscita del percorso. L’idea richiama le lettere e i piccoli doni che negli anni arrivavano a Guccini nella sua casa di Pavana.
Nel primo mese sono stati raccolti centinaia di messaggi dei visitatori. Testimonianze, ricordi e parole di gratitudine che raccontano il legame umano e generazionale tra Guccini e il suo pubblico.
Dai messaggi emerge un filo comune: per molti visitatori Guccini è una presenza costante, legata alla crescita personale, alla memoria familiare e a momenti precisi della vita.



