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Samuele Cavallo lo chef cantante di Un Posto al Sole, che talento

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Tra i personaggi più recenti di Un Posto al SoleRai3, amatissima soap o real drama, la più longeva in Italia, c’è l’attore Samuele Cavallo che interpreta il romantico cantante e aiuto-cuoco del Vulcano, Samuel Piccirillo. 

Attore, musicista e cantautore, artista talentuoso e poliedrico, grande empatia e passione, Samuele Cavalloha preso parte a numerosi musical di successo come La Febbre del Sabato Sera, Aladin, Priscilla La Regina del Deserto, Ghost il musical, The Blues Legend, West Side Story, The Bodyguard, Dirty Dancing, A Chorus Line ed ha all’attivo alcuni singoli, l’ultimo “Ed io non so cambiare”. Brani reperibili sul suo canale YouTube. 

Parliamo della tua carriera parallela, attore e musicista-cantautore. A che età è nata la tua passione artistica e come l’hai trasformata in professione?

Il cinema mi ha coinvolto fin da bambino, sempre. Mi sono innamorato del cinema grazie al film Titanic e mi sono innamorato del cinema kolossal. Ho sognato dentro quella pellicola e il potersi esprimersi attraverso la telecamera è stato sempre il mio sogno. Quando da adolescente mi sono affacciato al teatro, già studiavo musica e canto (vengo da Carovigno, in Puglia, un piccolo paese dove le possibilità di esprimersi artisticamente non erano tante) ed ero innamorato dell’arte tutta. Facevo teatro a 40 km da casa, a Martina Franca per l’esattezza: andavo lì per un corso di teatro, mi accompagnava mia madre e mi aspettava anche insieme a mia nonna per tutto il tempo della durata dei corsi. Ho studiato canto, recitazione, musica. Mi sono dedicato all’arte e allo spettacolo a 360 gradi perché ho sempre avuto come modello e stimolo gli attori americani, eclettici, che sapevano e sanno fare tutto, poliedrici ed eclettici: cantare, ballare e recitare. C’è stato un incontro importante per il mio percorso artistico che è stato poi determinante, con l’attore e regista Sergio Rubini: avevo un piccolo ruolo in un film diretto da lui “La terra”, con Claudia Gerini, Fabrizio Bentivoglio e Emilio Solfrizzi, uscito nel 2006. Sergio Rubini stesso – in quell’occasione – mi spronò e mi disse di andare a Roma, nella Capitale, per fare questo mestiere. E’ un po’ “colpa sua” se ho fatto l’attore!

Quando diciamo “Puglia” non possiamo non pensare a Domenico Modugno. Una regione, una terra meravigliosa tra arte, cultura e mare che ha dato i natali a grandi artisti e interpreti. 

Penso proprio a Modugno che è stato uno dei più grandi interpreti italiani, coltivando il successo con grandissimi sacrifici ha portato l’Italia nel mondo. Parlando della Puglia non posso non pensare a lui, grandissimo artista

Cosa hai portato con te della tua terra, dalla Puglia?

Ho portato con me quei valori che mi ha trasmesso la mia famiglia; provengo da origini semplici, mio nonno è stato un coltivatore diretto, mia nonna aveva un bar, i miei genitori hanno sempre lavorato, mio padre ha fatto il rappresentante e purtroppo è mancato tempo fa. Valori che mia madre mi ha insegnato: l’educazione, il rispetto per il prossimo, la determinazione. Inoltre, mi sono portato dietro la buona cucina perché mia nonna è un’ottima cuoca e quindi io amo cucinare, anche nella vita e non soltanto sul set di Un posto al Sole!

Proseguendo nel tuo percorso artistico, hai partecipato a numerosi musical: che cosa ti offre il palcoscenico e cosa il set? 

Il palcoscenico mi ha insegnato tutto di questo mestiere: vivere il palco, calpestarlo, stare sul palco. Mi ha insegnato la determinazione, la gavetta, a sostenere tante ore di prove. Per esempio, nel musical, per portare in scena uno spettacolo di due ore abbiamo sempre fatto molte ore di prove, anche 8-9 ore al giorno. Per portare in scena una “piece” teatralmente pulita e fatta bene, occorre l’occhio clinico su tutto; quindi il palcoscenico insegna una disciplina che nessun altro mestiere può insegnare e una volta arrivati al cinema, su un set cinematografico, ci si sente maggiormente sicuri di sé stessi. Si ha una maturità e una dottrina che sono importanti per poi andare su un set, davanti a una telecamera; è una esperienza di cui ho fatto tesoro, lavorando successivamente sul set di Un posto al Sole. Devo tutto al teatro, ho fatto tantissime repliche, sono arrivato a farne anche 200-250 in un anno di lavoro. Il teatro è qualcosa di unico, davvero: dare due ore di spensieratezza alle persone e ricevere dalla gente quel calore che si avverte, che noi avvertiamo. 

La gente ha bisogno di sognare? Lo spettacolo, con i suoi lavoratori, è una delle categorie più colpite. Il Covid non è solo un fatto di sanità ma anche di economia ed equilibri, nazionali e non. 

Certo. Le persone hanno bisogno di sognare e paradossalmente, oggi, i teatri sono chiusi per la sofferenza del post lockdown. Siamo in un momento veramente triste. Una produzione che fa uno spettacolo che è costato – facciamo un esempio – due o tre milioni di euro, tra allestimento e i pagamenti di tutte le maestranze lavorative, non può fare delle repliche – portando in scena uno spettacolo così complesso – mettendo 200 persone in sala, sarebbe un fallimento dichiarato già a priori. Il Governo, il Premier dice “i teatri in realtà sono aperti” ma poi non sono aperti veramente perché la situazione non è fattibile, in particolare per le compagnie private, quelle che non hanno la possibilità di avere sovvenzioni. Nessuno ha la possibilità di lavorare, nessuno di esprimersi perché sia le maestranze che gli artisti sono a chiamata, tutti sono colpiti dalla crisi. Gli accorgimenti sanitari giustamente servono ma le Istituzioni dovrebbero avere più cura per il teatro. Anche i progetti cinematografici fanno fatica a partire e speriamo davvero che ci sia uno occhio di riguardo per tutto il comparto dello spettacolo e per i lavoratori. 

Parliamo di UPAS: entrando nella famiglia di Un posto al Sole, sei ormai un personaggio amatissimo.

Non posso che manifestare, a cuore aperto, che questa pagina di Un posto al Sole mi sta dando delle grandi soddisfazioni, giorno per giorno. Il contatto con il pubblico del piccolo schermo esponenziale, fin dai primi istanti che il mio personaggio, Samuel Piccirillo, è entrato nel cast. Personaggio frizzante, ironico, innamorato, romantico, questo cantante-musicista, aiuto chef un po’ pasticcione. Hanno definito il mio personaggio “una ventata di freschezza” ed io ne sono felicissimo. 

Il tuo rapporto con le fans e con i social?

Il pubblico di Un posto al Sole è davvero enorme e vasto, tanto è vero che fin dalle prime puntate le persone mi hanno sempre scritto e fatto complimenti. Vivo il contatto con il pubblico tutti i giorni, anche con le fans. Occorre dedicare tempo ai social ma devo dire che lo faccio volentieri, mantenendo un contatto diretto e cercando di rispondere a tutte e tutti. 

Ci racconti il provino per il ruolo di Samuel Piccirillo, lo chef cantanteUna coincidenza incredibile “Samuele-Samuel”. 

E’ stato un provino davvero singolare! Sembra un segno del destino. Quando hanno fatto i provini ero in Francia, impegnato come cantante presso la Camera di Commercio francese Mi arriva la comunicazione per questo personaggio dal nome “Samuel Piccirillo”: pianista, cantante, pianista, ironico e romantico! Ho chiamato il mio agente pensando che fosse uno scherzo. Il venerdì mi arriva dunque la comunicazione, il sabato torno dalla Francia e il lunedì seguente sono andato a fare il provino. Devo ringraziare Maurizio D’Ecclesiis, il casting director di Un posto al Sole da tanti anni, mi ha messo completamente a mio agio e ho fatto il provino su un ruolo che ho sentito subito mio. Sembrava un personaggio scritto per me, avevo avuto una sensazione di positività che capita raramente. In redazione mi guardavano e ridevano, chiedendomi “ma tu ti chiami come il personaggio della soap?!”. Quando, dopo qualche settimana, mi è arrivata la chiamata per il ruolo, sono scoppiato di gioia. 

Come hai vissuto la quarantena di marzo e aprile? Siamo in un momento ancora complicato a causa del virus.  Volevo ricordare anche che hai scritto un brano dedicato ai lavoratori dello spettacolo.

Ho passato la quarantena cucinando, affinando le faccende domestiche, studiando musica, scrivendo pezzi. Ho scritto un pezzo proprio in virtù della crisi dei lavoratori dello spettacolo dal titolo “Here we are together”, una iniziativa musicale ideata insieme a Flavio Gismondi (già attore di Un posto al Sole), scritto a quattro mani, facendolo tradurre nelle varie lingue dagli artisti stessi coinvolti da tutto il mondo. Un progetto a cui hanno partecipato dieci paesi, quattro continenti, rappresentati da alcuni dei migliori artisti chiusi in casa durante il lockdown di marzo scorso. 

Hai un grande sogno: quello di esibirti sul palco del Festival di Sanremo.

Ho provato numerose volte a portare un mio pezzo al Festival, ci sono andato vicino molte volte. Ho iniziato dai concorsi che si fanno da giovanissimi, come Sanremo Lab ed altri, portando i miei inediti già dall’età di 16 anni”, arrivando tra i finalisti fin dal primo anno. Ho all’attivo “Ed io non so cambiare” e anche un altro singolo “Io e te”, un brano scritto insieme ad Amudi Safa che parla della necessità di esprimere i sentimenti, l’amore in un unico linguaggio. Poi è arrivato “Lupo Alberto” un brano che Carlo Conti ha ascoltato, ricevendo i suoi complimenti, arrivato alle finali di Sanremo giovani. Conti mi disse che gli ricordavo Francesco Gabbani per il gusto dell’ironia, a proposito proprio di Lupo Alberto” , nato dal fumetto di cui ero appassionato. Alla fine non è andata ma ho ricevuto da Carlo Conti stesso incoraggiamento e un grande insegnamento: “ricordati che il sogno va sempre coltivato e mai rincorso”. 

Ho preso alla lettera questo pensiero, l’ho applicato alla mia vita e coltivo il mio sogno giorno per giorno, con umiltà, cercando di studiare e fare tesoro delle mie esperienze. 

Lanciamo un messaggio ad Amadeus, direttore artistico del Festival, cosa vorresti dirgli? Sanremo è fissato dal 2 al 6 marzo 2021

Spero che lui stesso o qualcuno mi dia la possibilità di esprimermi, vorrei che qualcuno mi ascoltasse e mi dicesse: fammi sentire quello che hai da dire! Vorrei non tanto che mi prendesse al Festival ma che mi ascoltasse perché ci credo moltissimo. Ho ultimato recentemente un pezzo funky dal titolo “Dimmi cos’è”, parla della vita e dell’amore, è una canzone in cui credo molto. 

Salutando Samuel Cavallo e ringraziandolo, ci si trova davanti ad un artista completo, a 360 grandi e che coltiva davvero il suo sogno in maniera totale. La musica è per lui il filo conduttore, il ruolo dell’aiuto cuoco in Un posto al Sole gli arriva proprio dal produttore creativo di UPAS che ascoltandolo in “Lupo Alberto” esclama “Questo è Samuel Piccirillo!

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